Fare informazione nell'era di Internet
Giornalismo e precariato vanno sempre più a braccetto. E per i cronisti free lance la situazione è spesso desolante. Contratti da guardare con il binocolo, paghe misere, trattamenti previdenziali da fame. Un lavoro per ricchi di famiglia, insomma. Il quadro a tinte fosche è emerso in tutta chiarezza nell'incontro di una delegazione della Fnsi e dell'Associazione Stampa Romana con Dante Pomponi, assessore capitolino al Lavoro e alle Periferie. "Ci sono i precari che vivono di contratti a termine, ripetuti anche per dieci anni nelle grandi testate - sottolinea Silvia Garambois, segretario di Stampa Romana - Poi ci sono i collaboratori ad articolo e i co.co.co sottopagati. E infine, esistono numerosi contratti che sono addirittura sbagliati come quelli a Porta a Porta e a Ballarò, per cui i giornalisti sono equiparati a programmisti registi". All'incontro si parla dei compensi tra i 2,15 e i quattro euro, di giornali quali "La Nazione" o "Il Resto del Carlino". Garambois li definisce "imbarazzanti" e precisa: "Non si tratta di testate con l'acqua alla gola: nel 2005 gli editori hanno guadagnato in media il 3,5 per cento in più di pubblicità". (EPolis)