Fare informazione nell'era di Internet
La voce era nell'aria da molto tempo, ora è diventata ufficiale. Google, il motore di ricerca numero uno al mondo, ha acquistato YouTube, il sito che permette ai suoi utenti di pubblicare e condividere gratuitamente i loro video sulla rete. L'operazione muove la cifra di 1.650 milioni di dollari, circa 1.300 milioni di euro. YouTube esiste da soltanto 29 mesi, però vanta già una media di 30 milioni di visitatori unici al mese e diffonde ben 100 milioni di filmati ogni giorno. I fondatori di questo collaudato sistema di sharing, Chad Hurley y Steve Chen e con loro 65 dipendenti, diventeranno impiegati di Google, sebbene il sito continuerà a funzionare in maniera indipendente.
L'operazione si inserisce nella strategia di Google di ampliare il più possibile la sua penetrazione in un settore in continua espansione, considerando anche il fatto che il già esistente Google Video è appena il settimo competitor negli Stati Uniti. Il secondo è invece il ben noto Myspace.com di News Corporation (di cui già ci siamo occupati qui): la compagnia di Murdoch ha potuto beneficiare enormemente della popolarità del portale, che permette anche una forte integrazione tra gli utenti, creando una delle community più conosciute e popolate del globo.
YouTube invece concentra da solo il 46 per cento circa del mercato: si spiega così il prezzo così alto pagato da Google per aggiudicarselo, senza escludere che l'offerta abbia voluto tagliare fuori gli altri potenziali investitori cui faceva gola il "prodotto". La possibile ricaduta in termini pubblicitari è enorme: gli spazi in cui piazzare i banner o i famosi AdSense si moltiplicano, e non è esclusa la possibilità di inserire brevi messaggi in testa o in coda a ogni filmato, sfruttandolo come pretesto per mantenere la gratuità del servizio (stratagemma che conta tanti precedenti illustri).
Per eliminare qualsiasi grana connessa all'accordo, entrambe le compagnie si sono riunite lunedì in separata sede per trovare un'intesa con le case discografiche: è già stato reso noto che la Universal offrirà l'accesso a migliaia di video dei suoi artisti, soffocando sul nascere una disputa sui diritti d'autore che già ha dato parecchie grane a Google (per il problema e la sua imminente soluzione si veda qui). A settembre un'intesa simile era stata raggiunta anche con la Warner prima, con la Sony BMG poi, e si sta già sviluppando un nuovo protocollo per combattere la pirateria in un sistema che fa della legalità la sua prima bandiera. E anche l'emittente americana CBS ci metterà del suo sul fronte dei contenuti.
Google insomma si dà da fare, questo è innegabile: l'azienda persegue sempre più fini commerciali com'è anche giusto che sia, ma la speranza che questa logica di gigantismo non faccia perdere di vista la filosofia che l'aveva ispirata sin dall'inizio e che, in fondo, ne ha decretato il successo.