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Il giornalismo tra passato, presente e futuro

Mercoledì 13 Settembre 2006, 10:28 in Giornalismi, Interviste di

Intervista a Marcella Cardini, direttore del Centro di Documentazione Giornalistica
 Sono in distribuzione Mediainonda e Internet Mediasurfer, rispettivamente il II ed il III volume dell'Agenda del Giornalista. La collana, edita dal Centro di Documentazione Giornalistica, è un vero e proprio punto di riferimento per gli addetti ai lavori del mondo del giornalismo e della comunicazione italiana. È nata 39 anni fa da un'idea di Achille Cardini, fondatore del Centro di Documentazione Giornalistica. Oggi la casa editrice è diretta dalla figlia e giornalista Marcella Cardini, intervistata da Penne Digitali.

 39 anni fa è stata pubblicata la prima Agenda del Giornalista, come è cambiata nel tempo questa pubblicazione?
È nata da un'intuizione: una pubblicazione di servizio con l'obiettivo di mettere in comunicazione la stampa con tutti coloro che hanno bisogno di contattare i media. È un lavoro nato artigianalmente, inizialmente anche con l'aiuto delle pagine gialle e la collaborazione delle associazioni di categoria. È cresciuta gradualmente, rinforzando la propria funzione di strumento professione fino al 1997 quando c'è stata la sua prima evoluzione, l'uscita non più annuale ma semestale con l'aggiunta di un secondo volume, dedicato a fotografare la realtà dell'emittenza radiotelevisiva, a livello nazionale, ma anche nei suoi sviluppi locali. L'anno successivo si è aggiunto il III volume della collana, Internet Mediasurfer. Si trattava del primo censimento dei siti di rilevanza giornalistica, svolto dall'Osservatorio dei media online.
Nel suo sviluppo, dalla prima edizione ad oggi, lo spirito della pubblicazione è rimasto invariato. Si vogliono fare affiorare in un ambito ordinato e sistematico i cambiamenti nel mondo dei media e della comunicazione. Era questa l'idea che portò mio padre, Achille Cardini, a fondare il Centro di Documentazione Giornalistica, la realizzazione di un progetto ampio, di cui l'Agenda è una costola importante.
Ha seguito le orme paterne e ora dirige il Centro di Documentazione, come ha iniziato?
Ho iniziato nel 1980, dal basso in modo che potessi conoscere tutta la catena produttiva dell'azienda di famiglia. Ne sono uscita parzialmente per frequentare il biennio di specializzazione in giornalismo e per il praticantato necessario per diventare giornalista professionista. Sono rientrata nel 1992 e l'anno successivo ho preso le redini del Centro, cercando di rendere sempre più moderna l'eredità di mio padre. Per me è stato un esempio importante. Spero di essere riuscita a contrastare l'artigianalità dei primi anni di vita del Centro con un lavoro più organizzato e di squadra. Non voglio dimenticare mai, però, che l'azienda è una palestra di vita e ciò che conta sono i valori, gli stessi che ti porti nel mondo: rispetto, solidarietà, umanità.
Lei è anche giornalista professionista, la passione di una vita?
Mi sono scoperta giornalista strada facendo. Frequentavo la scuola di giornalismo della Luiss e mi ci ero iscritta principalmente per approfondire aspetti di management editoriale. Era un istinto da formare che ho sentito in me e che ho seguito fino a diventare professionista. I casi della vita mi hanno imposto una scelta e ha prevalso la voglia di essere libera di intuire e di inventare. Sono tornata, così, al mio primo amore.
Famiglia e lavoro continuano ad incrociarsi nella Sua vita. Lavora con Lei, infatti, anche Suo figlio Andrea Lanzillo...
Andrea è venuto qui per una scelta personale e si è formato nell'ottica di portare avanti il progetto creato dal nonno. Il suo compito è quello di allargare e consolidare la casa editrice nel mondo dell'editoria. Ha un approccio manageriale, mentre per quel che mi riguarda ho delle competenze «di prodotto e di macchina», dal gusto di lavorare con le parole al piacere di scoprire e intuire nuovi profili e tendenze del mondo del giornalismo e della comunicazione.
Come vede il mondo del giornalismo oggi?
Trovo che sia una realtà molto svilita: ho una percezione di colleghi spesso frustrati, soprattutto nei grandi giornali. Ho l'impressione che alcuni di loro si trovino ad affrontare un sogno spezzato in una realtà difficile. Il lavoro delle redazioni mi sembra quasi malsano: si punta sulla velocità, saltare da un argomento all'altro diviene una necessità, si privilegiano poche firme a scapito di troppe professionalità, sopratutto giovani. Il lavoro di cucina giornalistica si va sempre più sostituendo ad un'attività sul campo, sui fatti. Credo che il giornalismo oggi abbia perso la consapevolezza del proprio ruolo, risultando a volte superficiale, a volte parziale, generando così delusione nel lettore. Penso che sia un mondo che ha bisogno di cura e di tornare a rispettarsi per poter essere davvero custode della democrazia. Non tutto è negativo, però, ci sono anche oggi grandi esempi, come quelli sotto gli occhi di tutti nel giornalismo investigativo.
Cosa pensa dei nuovi media?
Trovo che siano una grande occasione di democrazia. Comportano il ribaltamento dell'agenda setting. Tramite i nuovi media si possono avere più informazioni di politica estera e conoscere anche gli interessi dei lettori, con cui diviene possibile un dialogo diretto. Purtroppo è evidente come manchi un modello economico per questa nuova realtà e, quindi, è difficile definire in pieno il ruolo del giornalista dell'online.
Un altro aspetto di questo mondo legato ad Internet è il citizen journalism, con cui in effetti si è messo in discussione il valore della intermediazione giornalistica. Online molte fonti sono realmente a portata di mano per tutti, ma ritengo che il ruolo del giornalista rimanga fondamentale, anche per la selezione delle notizie. Per la professione resta indispensabile una certa formazione. Non mi sentirei di affermare l'equazione matematica tra citizen journalism e giornalismo. Si tratta di una nuova frontiera.
 Il Centro di Documentazione Giornalistica ha un occhio particolare per le "nuove frontiere" del mondo della comunicazione e del giornalismo?
In effetti, sì. La collana Journalism & Communication Tools è stata pensata proprio per consentire ai giornalisti impegnati nella professione di raccontare il proprio lavoro. Queste pubblicazioni si presentano come strumenti sul campo a disposizione di colleghi e nuove leve. Per il futuro vorrei che la collana si allargasse con 5 o 6 volumi ogni anno, anticipando anche nuove problematiche e nuove professioni.
Quali sono gli altri progetti per il futuro?
Mi piacerebbe che l'Agenda si potesse aprire all'Europa, magari anche con delle partnership con soggetti che fanno il nostro stesso lavoro negli altri Paesi. Vorrei che ci fosse un'Agenda del Giornalista Europea. Pensando ancora all'Agenda, la vorremmo proporre su supporto elettronico. In collaborazione con l'Ordine ci sono in cantiere anche nuove iniziative che spero all'avanguardia e che presto saremo in grado di annunciare. Il rapporto con l'Ordine è sempre stato stretto, anche perché il Centro di Documentazione Giornalistica è stata la prima casa editrice del settore. Un rapporto sempre mantenuto nel rispetto dei propri ruoli, tra una casa editrice privata e l'istituzione che regola la professione giornalistica e i suoi iscritti.
Intervista a cura di Chiara Ciardelli

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03 Feb 2007
alle 22:30

harvey mandlin

Wow, a terrific photograph of Marcella Cardini!

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