Fare informazione nell'era di Internet
Il Salone d'onore del Castello del Valentino a Torino è stato cornice, lo scorso 19 settembre, del convegno "La rivincita di Prometeo - Informazione e diritti nell'era digitale". L'influenza esercitata dalla tecnologia nel cambiamento delle forme di comunicazione è stato il tema centrale dell'evento. Sul paradigma tra tradizione e cambiamento sono stati offerti spunti di riflessione e confronto, con la moderazione di Anna Masera, giornalista responsabile de La Stampa web. L'occasione di questo incontro è da ricercare nell'accordo tra La Stampa e Creative Commons, l'innovativo copyright digitale per la tutela dei diritti e la circolazione delle idee: La Stampa metterà gratuitamente a disposizione della comunità accademica l'archivio digitale di due dei suoi inserti più prestigiosi: TuttoLibri e TuttoScienze. Tra gli organizzatori dell'iniziativa si annoverano, infatti, La StampaWeb, La Stampa, Creative Commons e Il Politecnico di Torino.
Carta stampata -web: partner, non nemici.
Una recente copertina dell'Economist recitava : "Chi ha ucciso i giornali?" riferendosi a Internet e al suo effetto sull'industria dei media. Eppure la versione cartacea e quella online di uno stesso quotidiano possono anche convivere pacificamente e riuscire ad integrarsi perfettamente, come sostengono anche Giulio Anselmi, direttore de La Stampa, e Domenico Ioppolo, La Stampa - Internet.
Anselmi, anticipando per novembre una nuova veste grafica del quotidiano, più rispondente alle esigenze di mercato e ai gusti dei lettori, annuncia un potenziamento del sito web. La Stampa è per sua vocazione quotidiano glocal, in quanto ancorato ai territori d'origine, ma sempre più propenso a spaziare oltre gli stessi. E questo avviene grazie all'ottima integrazione tra versione stampata e sito web. Proprio perché quotidiano glocal, continua la sua opera di integrazione in un movimento circolare tra tradizione e innovazione. Secondo Anselmi, il percorso ideale della notizia potrebbe essere riassunto in tre fasi salienti: lancio dell'articolo sulla carta stampata; ripresa dello stesso sul web con relativa maggiore diffusione e ricezione dei commenti provenienti dai fruitori della notizia; chiusura tramite un ulteriore articolo su carta stampata con riferimenti e utilizzo dei commenti raccolti.
Ioppolo nel suo intervento rafforza la posizione del Direttore, ricordando che nel corso dei secoli la tecnologia ha sempre cambiato il modo di produrre e concepire l'informazione. Cambiano infatti i modi, i luoghi, i soggetti del comunicare. Basti pensare che fino a ieri la comunicazione era ancorata al tempo e allo spazio: ci si informava leggendo il quotidiano la mattina o guardando il telegiornale la sera. Oggi la comunicazione è mobile. Ieri c'era una netta divisione tra tempo del lavoro e tempo della vita. Oggi molto spesso il tempo del lavoro e della vita coincidono e l'informazione diventa un bisogno continuo. Internet deve essere vissuta come un'opportunità per continuare il dialogo con i lettori in luoghi e tempi diversi. Un unico monito riguarda la necessità di trovare la giusta via per selezionare, riconoscere, farsi garante della notizia, perché sta cambiando il rapporto tra chi produce e chi fruisce. È indispensabile, però, ricordare che ogni rivoluzione costringe tutti a rivedere i paradigmi.
Dal copyright al creative commons.
Qualcosa sta cambiando anche nel mondo del copyright. Juan Carlos De Martins di Creative Commons Italia ha aperto il suo intervento ricordando che, a fronte di un deficit di risorse materiali che lasceremo alle generazioni future, troviamo un incremento di conoscenza, una conoscenza «condivisa» dovuta all'utilizzo e alla diffusione di internet come strumento. Ormai 1 persona su 6 possiede un collegamento a Internet ed il 40-60% di persone che accede alla rete produce contenuti. Il 10% della popolazione americana si definisce "artista". C'è il ritorno del dilettante, inteso in senso etimologico come colui che si diletta: questa nuova tendenza fa riflettere sulla volontà di comunicare qualche cosa a qualcun altro. Tali dati portano inevitabilmente a ripensare e modificare il concetto di Copyright applicato ai contenuti che viaggiano in rete. Ed è così che nasce Creative Commons.
Le Creative Commons Public Licenses (CCPL) sono delle licenze di diritto d'autore che si basano sul principio di "alcuni diritti riservati". Le CCPL, infatti, rendono semplice, per il titolare dei diritti d'autore, segnalare in maniera chiara che la riproduzione, diffusione e circolazione della propria opera è esplicitamente permessa. Il funzionamento delle CCPL è reso possibile dal fatto che la legge italiana sul diritto d'autore - così come, in generale, le corrispondenti normative nazionali e internazionali - riconosce al creatore di un'opera dell'ingegno una serie di diritti di cui il titolare è anche libero di disporre. Le CCPL, quindi, divengono solo uno strumento tramite cui il titolare dei diritti concede determinati permessi ai licenziatari. Si tratta di permessi flessibili, vincolabili anche ad alcune condizioni. De Martins porta l'esempio eclatante del Massachusset Institute of Technology (MIT), che ha da poco adottato una politica per cui tutto il materiale didattico è consultabile con licenza Creative Commons.
Stefano Rodotà, ex garante della privacy, parla di ciò come di economia del dono, un concetto molto diverso da quello della gratuità. L'economia del dono è da intendersi infatti come diversa forma di relazione tra le persone. In tale ottica rientra l'iniziativa de La Stampa, che rappresenta il primo esempio italiano, europeo e forse anche mondiale, di messa a disposizione dell'archivio digitale di due degli inserti più prestigiosi, TuttoScienze e TuttoLibri, con licenza Creative Commons.
Questioni aperte sul tavolo dell'informazione del futuro ce ne sono tante, ma ogni rivoluzione ha portato con sé rischi e opportunità. A chi utilizza gli strumenti il compito di decidere e rispondere ai quesiti più importanti anche perché, con molta probabilità, questa non sarà l'ultima rivoluzione nel mondo della comunicazione. (Antonia Galvagna - I diritti delle foto appartengono all'agenzia Reporters)