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POST NUMERO 500: oggi è ancora possibile fare del buon giornalismo?

Martedì 29 Agosto 2006, 09:30 in Giornalismi di

 Penne Digitali oggi spegne tante candeline. In più di nove mesi di attività su Blogosfere abbiamo pubblicato, con questo, 500 post. Si tratta di un traguardo, forse anche una piccola risposta all'articolo di Giorgio Bocca pubblicato qualche giorno fa sul settimanale L'Espresso e che vi proponiamo di seguito. Sebbene molti punti critici siano ampiamente condivisibili, crediamo che fare giornalismo oggi sia ancora possibile.

La modernità premia la rapidità e la quantità ma castiga la qualità come dovrebbe sapere ogni lettore di libri e di giornali. La quantità delle gare ciclistiche sta uccidendo il ciclismo perché obbliga i corridori a doparsi cioè ad assumere sostanze chimiche dannose per la salute.

 Ma la quantità sta uccidendo anche editoria e giornalismo. Ogni piccolo editore si sente in dovere di pubblicare centinaia di libri ogni anno e ogni società sportiva di promuovere decine e decine di competizioni sempre più ravvicinate. In questa torrida estate si sono accavallati campionati del mondo e di Europa di ogni tipo. E siccome nessun giornale, anche il più ricco, può permettersi delle redazioni sportive gigantesche ed esperte rimedia in due modi. Il giornalismo del visto alla televisione, una traduzione falsata e algida dell'evento sportivo (prospettive falsate, luci artificiali, distanze confuse eccetera). Da cui la impossibilità di cogliere dal vivo gli odori, i rumori, gli animal spirits della competizione che si svolge in una sorta di spettralità lunare. E mancando i cronisti che conoscono il loro mestiere per tutti gli eventi si scritturano volta per volta degli apprendisti che ignorano il giornalismo e la lingua italiana, i quando i dove i chi che fissano una notizia. Nessuno gli insegna niente perché tutto va bene per la quantità e per il risparmio nelle spese e loro credendo di essere visti e notati imitano un qualche scrittore un po' ermetico e un po' erotico.

Durante i campionati europei di nuoto mi è capitato di leggere della nuotatrice francese Laure Manaudou "perdonate la divagazione ma è impossibile non parlarne, ha un fondo schiena metaforico che rimanda ad ascese verso cieli stellati e altre beatitudini". Ma si può? Può un grande giornale lasciar passare la demenza analfabeta di un collaboratore poco pagato? Il giornalismo dell'età globale moderna e modernissima ha rinunciato alle inchieste o più semplicemente alle notizie in mancanza delle quali anche alle riflessioni e ai giudizi. E premiano i colori e la cattiva letteratura, premiano il risaputo, l'innocuo, fra cui, sopra tutto, il sesso proibito. È obbligato a farlo dal dominio incontrastato della pubblicità che con i suoi giornaletti gratuiti, inzeppati di annunci, ha ucciso tutti i valori dell'informazione esasperando quelli della comunicazione.

Fare un giornale serio oggi è praticamente impossibile, una verità presentata in una cornice di menzogne spudorate non ha più credito: come si può leggere con fiducia un articolo sulla salute, sulle diete, sull'invecchiamento, sull'igiene quando esso è letteralmente immerso in quelli a pagamento pubblicitario che promettono l'eterna gioventù, la vita senza fine, l'amore eterno senza alcuna anche remota possibilità di verificare salvo quella senza rimedio del decesso? I giornali insistono a pubblicare pagine e pagine di economia perché tutti sanno che oggi l'economia muove il mondo. Ma lo muove come lo tsunami, con violenze e assurdità ingovernabili, con le guerre senza ragione come nel Medio Oriente in cui riemergono fanatismi religiosi e razzismi spietati. Scriverne è impossibile, si può solo riempire le pagine di ipotesi.

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