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Dalla cultura politica online alla rinascita dei blog. Intervista a Mauro Buonocore di Caffé Europa

Lunedì 28 Agosto 2006, 09:53 in Interviste, Web/Tech, Weblogs di

 Online dal 1998, Caffé Europa di numero in numero ci fa vivere l'essere europei, nei suoi mille significati e nelle molteplici sfaccettature. Il quindicinale "si occupa del dibattito politico culturale europeo e approfondisce le opportunità della democrazia deliberativa in una società complessa come la nostra", come afferma il caporedattore di Caffé Europa, Mauro Buonocore. Un'esperienza unica, uno spunto per parlare proprio con Mauro Buonocore del giornalismo online e delle potenzialità della rete, ma con uno spirito pratico, troppo spesso dimenticato.

 Come definiresti Caffé Europa?

Caffé Europa è un quindicinale on line di cultura politica europea. Questa è solo una prima definizione: può sembrare anche un po' superficiale, ma contiene i principali «ingredienti» della nostra pubblicazione. Caffé Europa è online: quindi, c'è una certa periodicità, ma non è così stringente, come nel caso di una rivista cartacea. La cultura politica europea è il tema centrale: i nostri articoli cercano di raccontare l'Ue e le sue istituzioni, ma anche di illustrare il pensiero - politico, filosofico, culturale - che anima l'Unione e l'Europa più in generale.

Per centrare un po' di più la definizione si potrebbe dire che Caffé Europa vuole indagare, raccontare e animare la sfera pubblica europea, con temi e protagonisti del vecchio continente e con particolare attenzione alle forme che prende, nei discorsi europei, l'opinione pubblica nazionale e continentale. Una sezione del nostro archivio, a tale proposito, è dedicata proprio alla democrazia deliberativa e agli esperimenti che cercano di migliorare la consapevolezza dei cittadini di fronte alla vita pubblica.

Qual è lo spirito dietro questa pubblicazione?

Il primo numero di Caffé Europa è uscito nel settembre del 1998. Allora io non ci lavoravo, non ne conoscevo nemmeno l'esistenza, ma credo che gli esordi siano stati significativi. Allora Internet iniziava ad essere in Italia qualcosa di più di un piccolo regno per specialisti, la net economy si proponeva con tutti i suoi più ottimistici miraggi, si vedeva chiaramente che il futuro passava per il web e il giornalismo era destinato ad avere un ruolo trainante nel cambiamento e allo stesso momento a esserne investito in pieno.

Giancarlo Bosetti, direttore e fondatore della rivista "Reset", decise allora di fondare Caffé Europa e di realizzarlo con un gruppo di giovani giornalisti, tra cui Riccardo Staglianò. Questi veniva da anni trascorsi negli Usa, dove aveva toccato con mano e sperimentato un livello molto più avanzato della rete e aveva già una chiara idea delle potenzialità di Internet applicate al giornalismo. Sfogliando un po' tra gli archivi di Caffé Europa si trovano le testimonianze di chi, ricordando i giorni della nascita della rivista, parla di un ritornello che risuonava: "Slate, Slate, Slate". Slate era una tra le prime webzine americane, un chiaro esempio di giornalismo applicato a Internet, con successo. L'idea di fare qualcosa di nuovo, la voglia di essere un po' dei pionieri e allo stesso tempo di fare una rivista di qualità hanno fatto nascere Caffé Europa.

Via e-mail offrite quotidianamente un ottimo servizio di rassegna stampa italiana. Come è nata l'idea?

La rassegna italiana è stata un'idea del direttore Giancarlo Bosetti e si è dimostrata un'iniziativa di successo. È seguita dai lettori e il numero degli iscritti è costantemente in crescita, a testimoniare che esiste un reale interesse nella rassegna. Soprattutto gli iscritti ci contattano, ci fanno i complimenti e ci rimproverano se trovano dei refusi o delle lacune. Abbiamo la fortuna di poter contare su lettori molto attenti e sempre pronti a manifestare apprezzamento o dissenso.

La rassegna stampa quotidiana è un servizio che offriamo ai lettori (chi non lo vuole, ovviamente, può cancellare il proprio indirizzo dalla lista in qualsiasi momento), un servizio che agisce in due diverse direzioni: sui lettori e sul rapporto tra questi e la testata stessa. Da una parte, infatti, i lettori ogni mattina trovano nella propria casella di posta elettronica una selezione e una sintesi degli articoli dei quotidiani italiani, non tutti ma molti. Consideriamo i due principali Repubblica e Corriere della Sera, i due cosiddetti d'opinione (Riformista e Foglio) e, poi, Messaggero, Stampa, Sole 24Ore, Giornale, Libero, Manifesto, Unità, Avvenire, a volte Europa e Liberazione. Insomma un panorama abbastanza ampio della stampa italiana. Così il lettore di Caffé Europa riesce a farsi un'idea globale di come i giornali raccontano la giornata senza dover perdere troppo tempo a cercare i quotidiani e leggerli tutti. D'altra parte, però, la rassegna ha anche la funzione molto importante per una testata, soprattutto online: mantenere vivo e vivace il rapporto tra la testata e i lettori. Grazie alla rassegna, alla newsletter con cui informiamo degli aggiornamenti della rivista, grazie agli inviti a incontri, convegni, presentazione di libri, Caffé Europa è una presenza costante nella navigazione dei lettori. Crediamo così di avere instaurato un circuito di confidenza tra chi legge e chi fa la rivista, un vero e proprio valore aggiunto per il lavoro del giornalista. C'è un feedback continuo con i lettori, si riesce a capire subito cosa interessi e cosa non, si riesce a tenere il «termometro» della rivista e il lavoro è sempre vivo.  

Il giornalismo online, a tuo avviso, si differenzia o meno dal giornalismo "tradizionale"?

È un argomento di cui si parla e si scrive molto, per lo più cose sempre molto simili tra loro. La mia opinione, in sintesi, è questa: ovviamente il giornalismo online ha delle sue caratteristiche specifiche, ma il lavoro del giornalista sostanzialmente è e rimane sempre lo stesso. L'online permette l'accesso a un'infinità di fonti e l'utilizzo della multimedialità. Nello scrivere per il Web, poi, bisogna ricordarsi che chi legge lo fa da un monitor e, quindi, seguire una serie di criteri e via dicendo.  Ma aldilà di questi aspetti credo che il lavoro non sia diverso: si tratta di trovare delle storie da raccontare o delle persone con idee interessanti che vogliano esporre le loro opinioni. Ci sono regole da rispettare, strumenti da utilizzare, tecniche da imparare lavorando e che rimangono universali indipendentemente dal supporto su cui la rivista viene pubblicata. Credo che sia molto più intrigante riflettere su come Internet, le chat, i blog, abbiano cambiato e stiano ancora cambiando il lavoro del giornalista, la sua routine produttiva, ma non solo per il giornalista online, ma per tutti i professionisti, dalla carta stampata alla radio, alla tv fino al Web.

Che rapporto hai con Internet e con il mondo dei blog?

Per me Internet è un indispensabile strumento di lavoro, divenuto ormai un elemento naturale, spontaneo verrebbe da dire, delle mie giornate. E lo stesso credo possano dire molti altri, giovani e meno giovani, che lavorano in una redazione, o che da casa o da altri uffici scrivono per mandare i loro contribuiti. Le giornate di lavoro iniziano con la posta elettronica e con un giro sui siti abituali, e poi le rassegne stampa, i siti istituzionali se si sta curando un argomento di particolare interesse istituzionale.

Ora, in tutto questo, i blog stanno finalmente vivendo una loro maturità. Dagli anni iniziali, quando i blog ci venivano raccontati solo come morbosi diari online, sono cresciuti, sono diventati luoghi di informazione. Certo, bisogna controllare le fonti, andare con i piedi di piombo e via dicendo, ma i blog si propongono come realtà straordinarie. In questa nuova fase di espansione, i blog riassumono in sé una delle caratteristiche base della rete: la condivisione. I blog sono la testimonianza che nel Web ciò che funziona meglio è il mettere a disposizione le proprie abilità, le proprie passioni, le proprie capacità, seguendo però sempre delle regole di buona educazione, in modo da far crescere la comunicazione di rete. Così, se devo scrivere un articolo su un tema posso andare sui motori di ricerca per blog, vedere che ci sono persone con interessi e intenti molto diversi dai miei che segnalano articoli, nomi di esperti, editoriali, curiosità. Io allora posso cercare meglio, raccogliere la traccia trovata sui blog e andare in profondità. La buona educazione sta sempre nel mettere i link a quello cui ci si riferisce: si attiva così un vero circuito di comunicazione condivisa. Senza apologie tecnologiche, senza seguire troppo da vicino nessuna cyberutopia, senza pensare che Internet sia un taumaturgo. Semplicemente, il mondo dei blog si sta dimostrando molto intrigante, soprattutto per chi vive di informazioni.

Intervista a cura di Chiara Ciardelli

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