Fare informazione nell'era di Internet
Il podcasting italiano gli deve molto. Con le sue elucubrazioni quotidiane registrate a bordo della Citroen Xsara lungo la Pontina, Antonio Pavolini ha contribuito in maniera determinante a diffondere nel nostro paese il verbo del nuovo fenomeno multimediale. Il suo Pendodeliri, podcast della prima ora, è di diritto considerato una vera e propria pietra miliare e ci tiene compagnia da oltre due anni. Da poco Antonio, dopo averci conquistato con i suoi deliri e forte anche di ulteriori esperienze, ha avviato un’altra interessante iniziativa, sempre in podcasting: Due occhi da straniero. L’idea, come al solito, è di quelle geniali: incontrare, in un ciclo di interviste, alcuni corrispondenti della stampa estera che lavorano nel nostro paese. L’obiettivo, dichiara Antonio dalle pagine del suo blog, è quello di provare a scattare un’istantanea dell’Italia in un momento di svolta come quello attuale. Idea geniale, dicevamo. L’occhio di uno straniero, necessariamente più distaccato di quello indigeno nei confronti delle vicende nostrane, può infatti offrire spunti interessanti e chiavi di lettura meno preconfezionate.
È questa idea, questa ricerca di una verità meno annacquata, questa voglia di confronto con voci meno coinvolte e meno allineate che spinge Antonio a prendere contatti con buona parte dei corrispondenti della stampa estera che lavorano in Italia e a proporre loro le piacevoli chiacchierate che possiamo ascoltare grazie al suo podcast. È così che nasce l’incontro con Dominique Dunglas, 49 anni, francese, corrispondente a Roma di Le Point e del quotidiano svizzero La Tribune de Genève o quello con Jorge Gutierrez Chavez, giornalista, scrittore, autore di un importante saggio su Zapatero, politologo, commentatore del periodico Internazionale e corrispondente a Roma del quotidiano Milenio e di Radio Centro. È così che prendono vita chiacchierate piacevoli durante le quali gli ospiti di Pavolini mettono a nudo, con occhio critico ma mai polemico, i pregi e i difetti del Bel Paese e di chi lo popola, in una sorta di interviste alla rovescia nelle quali l’uomo comune veste i panni del giornalista e pone domande a chi dovrebbe invece farle.
Antonio non è un podcaster di mestiere, si guadagna da vivere in altri modi, ma la qualità dei suoi podcast è di alto livello. Lui è uno che cura i minimi dettagli. “Mi piace incontrare i miei ospiti in posti sempre diversi”, dichiara. “Voglio che di ogni intervista, di ogni registrazione si conservi e sia ben percepibile l’ambientazione. Si devono sentire i rumori del luogo in cui ci troviamo, le stoviglie del bar, il soffio del vento, il cinguettio degli uccelli al parco. A questo scopo – prosegue Pavolini – in barba a ogni suggerimento ho scelto di utilizzare un microfono stereo, per cogliere tutti i suoni dell’ambiente, persino il sibilo del vento che entra da destra ed esce a sinistra. L’ascolto dell’intervista, in questo modo, assume una nuova e più suggestiva dimensione”. Dimensione nella quale l’autore si muove con disinvoltura e abilità, mettendo sempre a suo agio gli ospiti e coinvolgendoli in chiacchierate dal tono disteso, amichevole, quasi familiare. Un clima nel quale Dominique Dunglas arriva addirittura a confessare che “gli italiani dovrebbero rendersi conto di quanto l’Italia affascina la Francia”. Ci voleva Antonio per ascoltare questa bella verità. Ci voleva il podcasting. Con un unico dubbio: era il 7 luglio e la finale non si era ancora giocata. (Rubrica a cura di Marco Traferri)
Ho ascoltato le due prime puntate e mi sono piaciute molto: continuerò a seguire dueocchidastraniero.
Saluti, Doppiafila
alle 02:08
loupsos
Seguo Antonio da anni e non posso che condividere il vostro entusiasta giudizio.