Fare informazione nell'era di Internet
“Non ricordo di aver mai avuto dei libanesi che hanno visitato il mio blog prima della guerra. Ma ultimamente ce ne sono diversi. E vorrei dire a queste persone che mi dispiace veramente e che non abbiamo altra scelta se non quella di seguire la strada che abbiamo intrapreso, che inevitabilmente include il fatto di infliggere gravi danni al vostro paese e alla vostra gente”. Il messaggio giunge dalla casa di una “mamma israeliana di Ra’anana” (così la sua firma) e va ad aggiungersi alle centinaia di post che a ritmo serrato vengono inviati da entrambi i fronti della guerra tra Israele e Libano. È questo il nuovo spazio in cui si confrontano, si contrappongono, ma trovano anche un dialogo israeliani e palestinesi. Non sono i capi di stato, i funzionari di cui i media ufficiali riportano ogni giorno dichiarazioni e commenti, ma i tanti civili che da una parte e dall’altra del fronte vedono la loro quotidianità sconvolta improvvisamente dallo scoppio di una guerra che molto spesso non condividono o di cui comunque sono chiamati a pagare le conseguenze. Chiusi tra le mura delle loro case o nei bunker in cui da giorni sono costretti a vivere, trovano nella rete un luogo in cui raccontare il loro dramma, gridare la rabbia e il dolore per amici e conoscenti morti, condividere con altri opinioni e idee e anche comunicare al resto del mondo quello che “veramente” sta accadendo, quello che non raggiunge le fonti ufficiali o ancor peggio viene taciuto.
Il fenomeno dei blog dal fronte non è nuovo: è da Baghdad nel 2003 che un giovane blogger iracheno invia il suo primo post di guerra. Oltre a televisione e giornali, la guerra in Iraq trova in Salam Pax, questo lo pseudonimo, un nuovo portavoce: dal suo sito, milioni di internauti vivono dall’interno l’evolversi di un conflitto armato, sentono attraverso le sue parole il frastuono delle bombe, vedono con i suoi occhi edifici andare in fiamme e gente morire.
Quello che cambia con la guerra del Libano, come riporta il quotidiano Le Monde in un articolo del 19 luglio, è che i Salam Pax sono diventate vere e proprie legioni, sia da parte israeliana che libanese. E tale è il numero dei blogger che sono stati creati dei siti per raccoglierli e facilitarne così la consultazione: Jblogosphere e Webster per gli israeliani, OpenLebanon e Libanese Blogger Forum per i libanesi. I blog più “postati” sono Blogging Beirut, Beirut Notes e The Libanese Blogger, Lebanon where are you, Peace for Lebanon, Window in Lebanon.
Sul fronte israeliano, alcuni come Jewlicious riportano i nomi dei soldati morti e inviano messaggi di cordoglio alle famiglie, altri sostengono il diritto di Israele di difendersi contro la minaccia Hezbollah, altri ancora cercano di proporre qualche gioco o svago per “distrarre la mente dal pensiero continuo della guerra e cercare alcuni brevi momenti di pace”. Stesso desiderio di capire il perché del conflitto e di vederne presto la fine anche sul fronte libanese: a Raja che vede in Iran, Siria, Hezbollah i fautori delle sorti del Medio Oriente e denuncia: “il Libano brucia e i Libanesi muoiono. Noi siamo la carne da cannone dei grandi giocatori. Noi moriamo, mentre loro muovono le loro pedine”, si affianca la voce di Zadigvoltaire che affranto spiega: “Il Libano non è più mio. Hezbollah è nato tra la gente disperata, ha dato un senso alle loro vite. Più di un milione di persone lo sostengono e inneggiano al suo leader Nasrallah. Dopo la crisi, Hezbollah e suoi alleati guideranno il paese” e conclude: “Voglio rompere i miei legami con il Libano. Voglio il meglio per i miei figli e il Libano non lo è e non lo sarà mai”.
Questi blog diventano per giornalisti e semplici internauti una nuova importante fonte di informazione, per conoscere quel lato “umano” della guerra che spesso viene trascurato. Dall’America, Drew scrive: “Negli USA sappiamo solo quello che viene trasmesso attraverso i media. Le persone come me, però, vogliono sentire le voci della vita che ancora viene vissuta ogni giorno in Libano. Vogliamo sapere che ci sono ancora risate, amore, compassione e rabbia e tutto quel misto di emozioni che arrivano dalle persone che vivono lì”.
E che dire poi dei soldati che, sempre secondo Le Monde, attraverso internet apprendono le conseguenze delle loro azioni e dei bombardamenti? Per il soldato israeliano Shachar, stazionato alla frontiera libanese, Libanese Bloggers è ora la via privilegiata per tenersi informato su ciò che succede sull’altro lato della frontiera: “Da qui non possiamo seguire tutti i bombardamenti in Libano. A noi interessano di più le bombe che cadono su Israele”. Ma forse dal blog, Shachar potrà trovare qualcosa di più che semplici informazioni: magari potrà scoprire che anche sull’altro lato della barricata ci sono soldati che spesso hanno le sue stesse paure e che, come lui, non hanno scelto di essere su quel fronte. E che magari in altre condizioni potrebbero essere suoi amici. E allora il blog può essere molto più di un semplice diario sul web e diventare una potente arma di pace: quando il nemico si rivela un essere umano, che ha un nome, una sua vita, dei desideri e delle speranze, forse anche buttare una bomba diventa più difficile. (Stefania Campogianni)
alle 13:38
Emiliano
E' molto bello che questo avvenga fra israeliani e libanesi.
Quello che anche l'unione Europea sembra (dico sembra) non capire è che la guerra non è fra Israele e Libano, ma fra Israele ed Hezbollah.
Dove sono i blog degli Kezbollah che parlano di una pace e di un dialogo possibile con gli israeliani?
Finchè i fondamentalisti islamici continueranno a volere e a fare di tutto per annientare Israele, quest'ultimo ha tutto l'interesse a neutralizzare questa minaccia.
Provate voi a stare in città ad Haifa, temendo sempre che piova un razzo sulla propria casa. E questo succede da anche prima del 2000.
Dov'era l'Europa allora?
Dov'era la Francia che ora per non rovinare i rapporti con Siria e altri, esclude addirittura l'invio di una forza multinazionale?
Scusate, ma pur condannando le stragi di civili (che vengono utilizzati dagli Hezbollah come scudo, guarda caso....) mi sento di appoggiare pienamente Israele nel tentativo di neutralizzare le roccaforti Hezbollah nel sud del Libano.
Con i terroristi fondamentalisti l'unico sistema sembra essere questo, visto che il governo libanese (la cui maggioranza dei ministri sarebbe contro il Partito di Dio Hezbollah) non ha mai fatto nulla per neutralizzare questo partito armato.
Se uno ti attacca perchè vuole distruggerti e non gliene frega niente di "dialogare" con te, tu che fai? ti fai ammazzare?
Mi scuso per il commento molto lungo.