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Speciale: Leonard Kleinrock, creatore di Internet, sogna già la grande Rete di domani

Giovedì 29 Giugno 2006, 09:02 in Web/Tech di

Dalla nostra inviata

Kleinrock_2_1TRENTO - “LO”. Queste due lettere sono stato il primo messaggio in assoluto ad essere inviato attraverso la rete che collegava il computer di Leonard Kleinrock dall’Università di California – Los Angeles, con quello del suo collega nel Centro di Ricerca di Stanford. Era il 3 luglio 1969. In realtà bisognava trasmettere la stringa “LOG” ma, dopo le prime due lettere il sistema è andato in tilt. Impresa fallita? Assolutamente no, da un piccolo cambiamento di programma era nata Internet. Leonard Kleinrock racconta così l’inizio di una delle più grandi rivoluzioni del secolo: la creazione della prima, ancora piccola rete di computer. Quella stessa rete che nel giro di qualche decennio sarebbe arrivata a comprendere miliardi di macchine e utenti e altrettanti miliardi di informazioni, dati, immagini, video e  quant’altro si possa trovare oggi navigando nel mare di internet.

A Trento, dove Kleinrock è stato invitato dal Dipartimento di Informatica e Telecomunicazioni dell’Università, ha tenuto un seminario dal titolo semplice ma allo stesso tempo ambizioso: “Storia di internet, il suo sviluppo, l’evoluzione futura”.

Net_free“Internet nasce da un sogno – esordisce Kleinrock - Internet crea comunità! Tutto era ancora a uno stato iniziale, ma era già chiaro quello che si voleva raggiungere: dare vita a una rete di computer che potesse essere aperta, libera, accessibile a tutti, con cui poter scambiare messaggi, dati, conoscenze, senza limiti di spazio e senza barriere”.
In breve la storia. Tutto ha inizio nel 1969. Nell’anno in cui l’uomo sbarca sulla luna, si festeggia il festival di Woodstock, i Mets vincono la World Series e Charles Manson viene ucciso, nasce anche internet. Di fronte ai grandi successi del nemico russo che nel 1957 lancia lo Sputnik, gli Stati Uniti reagiscono fondando l’ARPA (Advanced Research Project Agency) e qui tre americani, Leonard Kleinrock, Paul Baran e J.C.R.Licklieder, pur non conoscendosi tra loro, iniziano ad elaborare una visione simile: un network galattico in cui le persone possano scambiarsi informazioni. Dall’invio di quel primo messaggio nel 1969, l’evoluzione è rapidissima e già nel 1996 negli Stati Uniti vengono inviate più lettere elettroniche, ovvero più e-mail, che lettere via posta e nel 2005 nasce Google, il più grande motore di ricerca in rete.

“Internet ha rivoluzionato il nostro modo di lavorare, di apprendere e di interagire. Ha rimosso le distanze, ha intensificato lo scambio tra individui, accresciuto la quantità di informazioni e contenuti consultabili, rimosso ogni possibile barriera, economica politica, sociale, ma anche fisica. Non esistono difetti fisici o handicap che impediscano di navigare. Volevamo avere una tecnologia libera, onnipresente, accessibile a tutti, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento e ci siamo quasi riusciti”. Ed è da questo “quasi” che inizia il nuovo progetto, la visione futura del suo creatore. Laurea in ingegneria elettronica nel 1957 al City College di New York, quattro lauree honoris causa in scienze (due delle quali in Italia, a Bologna e al Politecnico di Torino), una bibliografia che conta finora 240 articoli e sei libri, Leonard Kleinrock sembra tutt’altro che intenzionato a considerare esaudito il sogno che lo aveva animato all’inizio della sua carriera.

Che cosa manca ancora a internet? “La tecnologia deve essere ovunque e invisibile. Per poter accedere alla rete abbiamo ancora bisogno di troppi strumenti, computer, server, rete telefonica, mentre i nuovi utenti si muovono sempre di più, il futuro è la tecnologia nomade! Occorre un sistema che permetta ad una persona di connettersi in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, di visualizzare il proprio profilo e i propri dati, che sia facile, veloce e a bassi costi”. Alcune di questi strumenti ci sono già: cellulari predisposti per l’accesso alla Rete, che fanno fotografie, computer da cui possiamo telefonare, guardare la televisione. Ma quante cose dovremmo portarci dietro ogni giorno. “Bisogna far convergere tutte queste tecnologie in un unico strumento multifunzionale - chiosa Kleinrock - Immaginiamo un mondo pervaso di tecnologia, in cui cavi, modem, server saranno oramai chiusi nel cassetto e in cui saremo circondati da strumenti sempre più piccoli, sempre più tecnologici, sempre più intelligenti: orologi intelligenti, case intelligenti, cinture per i pantaloni intelligenti da cui poter telefonare, massaggiare, ricevere e inviare video e informazioni, guardare la televisione, leggere le ultime notizie del New York Times, vedere che tempo fa in Australia, insomma Internet diventerà un sistema nervoso globale che pervaderà tutto il nostro ambiente”.

Kleinrock_1L’entusiasmo con cui il guru di internet parla è coinvolgente, contagioso, la sala è carica dell’energia delle sue parole. Solo una domanda offusca la grandiosità di questo progetto globale: come e chi potrà controllare l’evolversi di questa vasta e complessa comunità di internauti e contenuti? In che modo si potrà controllare o frenare l’invasione di spam, virus, materiali pornografici, messaggi terroristici e quant’altro costituisce il grande lato oscuro di internet? “Abbiamo creato un sistema organico, vasto, complesso, ma anche difficile da controllare e prevedere”, è la sua risposta. Un sistema di vigilanza dall’alto violerebbe i principi su cui si fonda internet, che è nato per essere libero e aperto. L’anonimato che da un lato permette la libertà, dall’altro è anche la causa di molti di questi problemi. “Si potrebbe agire prevedendo un sistema di controllo decentralizzato. Ma non so ancora da chi e come potrebbe essere realizzato. Siamo nel secolo della complessità: difficile predire come e a cosa porterà”. Ma non si arrende, Kleinrock, e conclude lanciando una sfida a chi lo ascolta: “La complessità è un problema, ma è anche una grande sfida e una grande opportunità. Pensateci, se avete un’idea o una soluzione, fatevi avanti”. Pronti a raccogliere l’invito? (Servizio a cura di Stefania Campogianni)

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