blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Del Boca: i segreti di un buon giornalista, tra presente e passato

Mercoledì 28 Giugno 2006, 09:02 in Giornalismi di

Blocnotes“Secondo la legge del 1963 si diventa giornalista «facendolo». È un po’ una contraddizione in termini che uno faccia il giornalista e poi lo diventi, però finora la scuola della redazione ha dato dei risultati straordinari”. È questo il punto di vista di Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, riportato in un’intervista a firma di Lucia Russo sul Quotidiano di Sicilia. “Il giornalista – prosegue Del Boca – deve diventare più specializzato per dare valore aggiunto alla notizia, al fine di renderla un unicum rispetto a ciò che il lettore, spettatore, radioascoltatore o internauta ha già appreso da tutte le fonti”.

Delboca_1Qual è la funzione principale dell'Ordine dei giornalisti?

La Federazione della stampa, ovvero il sindacato, si occupa dei diritti, l'Ordine, invece, dei doveri, ovvero di garantire che il giornalista svolga la sua professione deontologicamente, preoccupandosi di accertare la verità. È fondamentale fare informazione nel modo migliore possibile, poiché essa produce effetti sull'intero corpo sociale. Per comprendere l'importanza di questo, si può citare una battuta che sentivo dire quando ancora non facevo il giornalista: "l'errore del medico lo seppellisce il becchino, quello del magistrato o dell'avvocato lo chiudono in carcere, l'errore del giornalista, invece, lo stampano in prima pagina". Questo ci impone un'attenzione maggiore, soprattutto in questo momento.

La legge del 1963, istitutiva dell'Ordine, può dirsi ancora valida o superata dai tempi?

Secondo la legge del 1963 si diventa giornalista "facendolo". È un po’ una contraddizione in termini che uno faccia il giornalista e poi lo diventi, però finora la scuola della redazione ha dato dei risultati straordinari. Chi mi ha insegnato il mestiere del giornalista, mi ha insegnato prima di tutto a "stare al mondo" ed è stato per me un vero "maestro di vita". Di conseguenza non posso dire che questa sia una scuola sbagliata, è però una realtà inattuale in quanto le redazioni di oggi non insegnano nulla. Gli organici sono stati ristretti, la produzione, dal punto di vista della quantità, è enormemente aumentata ed il tempo per riflettere non c'è più. Questo è il motivo per cui occorre modificare il sistema di accesso alla professione.

Quali sono le principali differenze nell'esercizio della professione, rispetto al passato?

Fino a qualche tempo fa il giornalista aveva 24 ore di tempo per produrre la notizia di cui si stava occupando ed il capocronista pretendeva che si andasse sul posto per verificarla. Poteva anche succedere che il direttore o il capocronista decidesse di pubblicare la notizia non necessariamente l'indomani, allo scopo di fare svolgere all'inviato ulteriori approfondimenti. Adesso le notizie vengono divorate nell'istante stesso in cui si producono ed il cronista corre il rischio di essere bypassato. La fonte dell'informazione è essa stessa informazione, senza che abbia bisogno di una mediazione culturale che il giornalista una volta era obbligato a fare, ovvero: la scelta dell'informazione, la sua gerarchia, il modo di porgerla fra altre notizie. Oggi addirittura si viene a conoscenza di certi accadimenti, prima ancora che essi siano conosciuti nel posto stesso di origine.

Come si deve modernizzare la formazione?

Il giornalista deve diventare più specializzato per dare valore aggiunto alla notizia, al fine di renderla un unicum rispetto a ciò che il lettore, spettatore, radioascoltatore o internauta ha già appreso da tutte le fonti. Se la formazione necessaria non può essere realizzata nelle redazioni, occorre che si affidi alle Università. Chi si occupa di problemi giudiziari deve frequentare i corsi di giurisprudenza, chi, invece, vuole fare il divulgatore scientifico deve studiare bene la matematica e la fisica e così via. In mancanza, si continuerà a correre il rischio di avere giornalisti mediamente più impreparati rispetto a coloro che usufruiscono dell'informazione. La superficialità di un articolo, tra l'altro, finisce per rendere non più credibile tutto il resto del giornale, e di conseguenza fa abbassare le vendite in edicola.

Redazione

0

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere