Intervista a Italo Cucci. Uno dei più grandi giornalisti sportivi italiani si racconta sulle pagine di Penne Digitali
Pubblicato da Marco Morello alle 09:06 in Giornalismi
“Non sempre ho scritto tutto quello che volevo, ma non ho mai scritto quello che non volevo”. È questo il grande vanto, il manifesto della professionalità di Italo Cucci, uno dei più grandi giornalisti sportivi italiani. Ha diretto “Il Corriere dello Sport – Stadio”, il “Quotidiano Nazionale”, e soprattutto il “Guerin Sportivo”. Penne Digitali lo ha intervistato: ne è venuto fuori un racconto appassionante di una vita percorsa dal desiderio di raccontare, senza compromessi. Dagli inizi della carriera fino alla consacrazione, passando per i suoi miti, con in testa Gianni Brera. E con il calcio nel cuore.
Quando ha deciso di diventare un giornalista?
“Direi che è stata quasi una necessità vitale, accompagnata da un credito personale: in terza liceo classico l’insegnante di lettere mi ha detto che, se non fossi più andato alle lezioni, sarebbe stato meglio. Che era inutile che continuassi a studiare perché, diventando giornalista, lo avrei fatto per tutta la vita. E la presi in parola. Ho finito l’anno e non sono più tornato”.
Probabilmente uno dei motori del giornalismo è la passione. Come la si alimenta affinché perduri nel tempo?
“Della passione mi fido relativamente, deve avere un nutrimento indispensabile che è la curiosità. Finché ti accorgi che vuoi sapere perché, com’è nato, da dove viene un fatto, allora la passione si sviluppa e non viene mai meno. Quando non c’è più la curiosità, finisci per fare un lavoro come un altro, che ti serve per tirare a campare”.
Com’è cambiato il mestiere del giornalista in questi anni?
“È cambiato moltissimo: non ce ne accorgiamo, ma ci hanno svuotati di significato. Dobbiamo quindi avere nuove qualità che vengono dalla competenza. Il quotidiano sta diventando sempre più aggressivo, scandalistico. Il giornale è come una donna che nasce bella anche con un abito lungo ed un cappotto, e che poi per mantenere visibilità è costretta a mettersi in mutande. La televisione ha massacrato la carta stampata. Il cronista racconta una storia che dura novanta minuti, gli highlights riducono tutto a quaranta secondi di spettacolo”.
La sua autobiografia si intitola “Un nemico al giorno”. Perché?
“Secondo me il condimento di questo mestiere straordinario, è necessariamente quello di non essere amico di nessuno. L’informatore può essere un prezzolato, qualcuno che ricambi con un favore anche mafiosamente, ma non un amico. Chi si rapporta con te deve essere visto come un avversario, nel senso nobile del termine. Non devi mai scendere a compromessi, se ti accorgi di cose sgradevoli le devi scrivere, sempre. Tale atteggiamento sicuramente non attira simpatie, anzi”.
Uno dei suoi maestri è stato Gianni Brera. Quando morì lei ha scritto sul Corriere dello Sport: “senza di lui siamo tutti uguali”. Qual è stato il più grande insegnamento che le ha lasciato?
“Brera non si riteneva né direttore né maestro, voleva essere chiamato soltanto Gianni o Giovanni. Non aveva niente da insegnare, bastava stargli vicino e imparavi per forza. Però fino a un certo punto, oltre il quale diventava un cattivo modello: lui era unico, era impossibile imitarlo. Era un talento, mettiamolo nell’ordine di un grande artista, le cui opere non sono riproducibili. Ha lasciato un linguaggio, che tutti abbiamo seguito. Ha arricchito il dizionario della lingua italiana di contenuti di valore che sono poi passati dallo sport alla politica e alla cultura. Eravamo tutti pieni di D’Annunzio, ma Brera era l’autore delle cose di tutti i giorni”.
Lei ha diretto per tre volte il “Guerin Sportivo”. Quale può essere la ricetta per il successo di un giornale anche piccolo?
“Quella del Guerino è una storia a parte. La mia prima direzione, negli anni dal 1975 al 1986, è stata un miracolo, forse irripetibile. Per creare un prodotto di quel tipo ci si può solo augurare di dipendere da un editore intelligente. Tutto ciò che può venire in mente a un giornalista bravo, non può avere alcun senso se non trova un pagatore del mese che lo trasforma da progetto in realtà. Io avevo un editore quasi analfabeta, che non sapeva nemmeno parlare bene in italiano, ma aveva il genio dei grandi, che qualsiasi cosa toccano trasformano in oro. E mi lasciava carta bianca per questo giornale folle, che non aveva più un’identità solo sportiva, c’era dentro di tutto. E facemmo un boom da duecentomila copie”.
Chi vede come suo successore ideale alla guida del “Guerin Sportivo”? Zazzaroni, Aloi, o qualcun altro?
“Zazzaroni non ha avuto molta fortuna, c’è rimasto Aloi che avevo preso io nella mia terza direzione e che veniva da “Cuore”: ha dimostrato di saper tenere in vita il giornale. Devo dire però, molto molto presuntuosamente, che l’unico direttore del Guerino posso essere io: tutto qui”.
Perché i giornali oggi non ce la fanno più solo con le vendite, e devono il
loro sostentamento in buona parte alla pubblicità?
“La pubblicità permette di fare un giornale più lussuoso: alla fine i quotidiani si sono prestati troppo a questa logica, diventando semplici contenitori di annunci vari, e non badando ai contenuti. Gli editori si sono accorti che raccogliere pubblicità, frutta più soldi di un prodotto intelligente”.
Per la prima volta quest’anno il Governo ha reso pubblici i contributi all’editoria. Il quadro è desolante: abbondano le cooperative puramente nominali ed i giornali di partito, che nessuno conosce e che prendono tanti soldi. Non sarebbe meglio destinarli a giovani editori o, in senso lato. a chi vuole sperimentare nuove strade?
“Un quadro del genere è ormai nell’ordine naturale delle cose: non deve stupire che in un governo di destra si finanzino le attività editoriali di sinistra e viceversa. Gli interessi in gioco sono fortissimi e consolidati. Dappertutto manca il buon gusto, il mondo è pieno di ignoranti che vanno avanti non si sa come. L’importante è non farci caso, e proseguire nel proprio lavoro con onestà”.
Dal 1975, quindi in tempi non sospetti, lei si definisce un “direttore operaio”. Cosa voleva dire con questa affermazione?
“La intendevo in un senso anche molto banale, ho sempre immaginato che diventando direttore mi sarei potuto mettere in poltrona ed impartire ordini a destra e sinistra. Nella realtà mi sono trovato a coprire turni di sedici ore, impaginando, scrivendo, titolando, passando notizie, stampando, facendo fotocopie. Se il giornale non usciva fuori dalle mie mani non ero tranquillo. Quando uno è innamorato vuole seguire ogni fase. A me non interessa soltanto sapere quante copie sono state vendute, o rispettare in maniera fiscale la data di chiusura, a me il giornale piace farlo”.
Un’ultima domanda, strettamente personale. La sua vita personale è costellata di grandi soddisfazioni legate alla sua professione. Ha ancora un sogno nel cassetto?
“Non c’entra assolutamente niente con lo sport. Una volta, c’erano una bellissima ragazza e due contendenti: uno ero io, brillante, già affermato; l’altro un ex-allievo, molto indietro rispetto a me. Si è messo a suonare il pianoforte, e me l’ha portata via. Darei tutta la mia vita, tutto quello che ho visto e guadagnato, per poter suonare anch’io in quel modo”.
Il suo sogno professionale, invece, Italo Cucci lo ha realizzato con la direzione del “Guerin Sportivo”. Nel suo libro “Tribuna Stampa”, gli dedica le parole più intense: “centinaia di numeri, sudati e ponderati, colmi di battaglie amare e felici, polemiche ed entusiaste, di un giornale assolutamente straordinario che ha insegnato a una generazione che semmai un giorno lo sport finisse di esistere, non finirebbe mica il cielo, ma sicuramente ci si annoierebbe molto di più”.
Intervista di Marco Morello
Servizio fotografico di Daniele Leoni







1. Elena, Mercoledì 12 Aprile 2006 ore 09:54
Ragazzi, posso solo dirvi complimenti. Contenuti originali e interessanti popolano sempre questo blog e questa intervista regala infiniti spunti di riflessione. Non vi visito sempre, ma leggo tutto.
2. Chiara, Mercoledì 12 Aprile 2006 ore 11:06
Grazie mille, Elena. Spero che continuerai a seguirci con tanta passione.
3. dario denni, Mercoledì 12 Aprile 2006 ore 13:37
Io ho trovato interessante questo passaggio:
Il quotidiano sta diventando sempre più aggressivo, scandalistico. Il giornale è come una donna che nasce bella anche con un abito lungo ed un cappotto, e che poi per mantenere visibilità è costretta a mettersi in mutande.
Condivido.
Dario
4. Elena di TvBoomerang, Mercoledì 12 Aprile 2006 ore 14:27
Bellissima intervista, complimenti, tra l'altro i libri di Cucci mi sono stati utilissimi per una graffiante tesina sul settimanale Controcampo :)
5. GiuseppeL, Mercoledì 12 Aprile 2006 ore 17:21
Complimenti per la bellissima intervista.
Vorrei segnalare il fantastico "Tribuna Stampa" di Italo Cucci.
Una lettura piacevole e interessante che getta una nuova luce sulla storia del giornalismo sportivo nel nostro paese.
6. Angelo, Mercoledì 12 Aprile 2006 ore 21:18
ottima intervista ! Italo Cucci: un mito !
7. Riccardo De Blasi, Mercoledì 12 Aprile 2006 ore 21:19
il Guerin Sportivo di Cucci rimane un prodotto ineguagliato.
8. ., Giovedì 13 Aprile 2006 ore 15:29
perchè non vi chiamate piumedigitali? penne digitali si presta troppo a ambiguità fonetiche!
9. ITALO LICCIARDELLO, Sabato 4 Agosto 2007 ore 18:22
Ottima intervista! E' sempre un piacere ascoltare e/o leggere Italo Cucci, un giornalista che ho sempre ammirato e ritenuto tra i più grandi, per l'imparzialità, sobrietà e versatilità dei suoi articoli ed interventi. Colgo però l'occasione per rammaricarmi con Lui per l'ospitalità data ultimamente ad un certo negativo personaggio, per fortuna ex, il quale, invece di scomparire dalla circolazione, parla contro ed accusa, senza prove, quelli che sono state le sue vittime con proditorietà e tracotanza! Per colpa sua ne sa qualcosa il mio Messina!
Questi individui, caro Cucci, sono da eliminare moralmente perchè hanno gettato soltanto fango sullo sport italiano e sul calcio in particolare. Una su tutte: quando ha telefonato a Cannavaro per suggerirgli di dire al "Brindellone" che non voleva più giocare nell'Inter; proprio così: ha dato quell'appellativo a quel gran giocatore, uomo e galantuomo di Giacinto Facchetti che, quando era in vita, conoscendo più di ogni altro il personaggio, lo ha sempre avversato.
Mi perdoni, Italo, questo sfogo, ma se al posto Suo fosse stato un altro, non mi sarei così arrabiato!
10. ITALO LICCIARDELLO, Sabato 4 Agosto 2007 ore 18:24
Ottima intervista! E' sempre un piacere ascoltare e/o leggere Italo Cucci, un giornalista che ho sempre ammirato e ritenuto tra i più grandi, per l'imparzialità, sobrietà e versatilità dei suoi articoli ed interventi. Colgo però l'occasione per rammaricarmi con Lui per l'ospitalità data ultimamente ad un certo negativo personaggio, per fortuna ex, il quale, invece di scomparire dalla circolazione, parla contro ed accusa, senza prove, quelli che sono state le sue vittime con proditorietà e tracotanza!
11. carmensita furlano, Lunedì 12 Novembre 2007 ore 10:11
sto cercando di contattare il dr.cucci per rendergli nota una cosa importante a proposito di sport, vi lascio i miei recapiti e anche la motivazione. sono la d.ssa carmensita furlano consigliere comunale di cosenza e
presidente
della squadra di calcio dei consiglieri comunali del
nostro
comune, ho cercato di mettermi in contatto ieri anche con le
trasmissioni rai ma è stato difficile, proprio in merito a quanto
accaduto ieri e della necessità di far capire quanto il calcio
non
debba diventare strumento di morte. anche io sono iuventina di nascita
e tifosa della squadra della mia città da sempre, ma è vero che
assistendo a queste cose la passione va via. da qualche tempo proprio
in virtù dell'essere presidente di una squadra, ho organizzato
varie
partite e posso dire che ho riscoperto il gusto del calcio giocato,
proprio perchè quando si è lontano da quello organizzato c'è anche
un
sano tifo. mi occupo anche di far giocare degli incontri in
penitenziario con i detenuti, c'è molto da apprendere vi assicuro.
da
qualche tempo collaboro con la società del cosenza calcio,
gratuitamente, per delle partite speciali come quella già giocata in
penitenziario e mercoledì prossimo tra il cosenza calcio e la squadra
di calcio del 1° reggimento, mercoledì 14 novembre ore 14.30 presso il
campo in erba
della caserma luigi settino in via panebianco a cosenza.
arrivo 14.30
dove seguirà una rappresentazione di vita militare da non
perdere,
seguirà ore 15.30 la partita. una giornata sportiva da non
perdere, un
incontro anche altamente istituzionale tra due squadre
diverse per
obbiettivi ma uguali nel portare avanti alcuni valori che
sono
universali, come anche lo sport. e da quando organizzo questi
incontri mi ritrovo a incontrare tifosi proprio per parlare di sport. e
incitarli a d allontanare ogni forma di violenza. volevo parlarne con lui. volendo potrebbe essere presente in casema, non sono
bugie è tutto vero. il 1° reggimento è la punta di diamante dell'esercito italiano. la bandiera più decorata è proprio qui da noi.posso anche mandarvi delle foto.
3294216166 d.ssa
carmensita
furlano
12. carmensita furlano, Lunedì 10 Dicembre 2007 ore 11:50
lo sport è la strada per l'educazione alle regole ma anche per la conoscenza di realtà ancora sconosciute a tutti noi. caro dr. cucci le ho scritto dell'incontro di calcio tra la squadra della mia città il cosenza-calcio e la squadra del 1° reggimento bersaglieri a cosenza giocato il 14 novembre 2007 nel campo in erba presso la caserma. ebbene è stato davvero un incontro speciale, e dopo questo evento, un'altro ha investito la mia persona. certo non avrei immaginato mai che con il mio fare non interessato contribuivo a far conoscere questo corpo storico e marviglioso dei Fanti Piumati, cioè i bersaglieri. e così il 28 novembre scorso, durante la festa del 1° reggimento sono stata insignita del grado di Caporale ad Honorem con la motivazione letta dal comandante del reggimento col. dr. maurizio angelo scardino, che ricalca il mio operare secondo lo spirito bersaglieresco, con il quale ho contribuito a far conoscere tutti loro attraverso le attività sportive e nel sociale a livello nazionale e territoriale. la mia emozione è stata tanta e mi sono sentita investire di un onore e onère troppo grande. far parte di una tale famiglia mi rende ancor più responsabile di portare avanti quei valori che appartengono a tutti noi, ma in modo ancora più forte. la mia emozione è aumentata quando ho potuto salutare di persona i militari tornati dal libano che avevo conosciuto e confortato via telefono durante la manifestazione del 5 luglio in caserma mentre vestivo il tricolore. ebbene si se lo sport è davvero strada di comunicazione continuerò attraverso di questo il mio compito, lo sport tutto lo sport è davvero vita.
13. Amalia, Giovedì 21 Febbraio 2008 ore 05:07
Il mio commentario va specialmente a Italo Cucci, una persona che ho conosciuto attraverso la Rai international nella Giostra dei Gol, e che fin dalla prima volta che l'ho visto a richiamato mia attenzione e curiosità. Io sono Italiana residente in Perù. Sono interista, pertanto quest'anno seguo il programma con molto piu interesse ed apprezzo sempre di piu i commentari e gli interventi di Italo Cucci, sempre molto pausati, precisi e seri.......... Nuovamente complimenti a Italo, alla sua forma di essere, alla sua integrità come persona e come giornalista.
Un desiderio; mi farebbe molto piacere intercambiare alcune idee con Lui.
Grazie e cordiali saluti
14. carmensita furlano, Giovedì 5 Giugno 2008 ore 09:56
caro italo, quando lo sport educa alle regole, il 10 giugno prossimo porterò nel penitenziario cosentino la squadra di calcio della scuola calcio GIGI MARULLA IL GRANDE BOMBER COSENTINO DEL COSENZA 1914 DI SERIE B DEI BEI TEMPI PASSATI DELLA MIA CITTà. propio perchè si deve andare oltre la solita partita di calcio. E proprio perché il calcio supera ogni ostacolo e ogni barriera, la scuola calcio gigi marulla vuole dare il piccolo contributo di partecipazione a ciò che viene chiamato appunto socialità e rieducazione.
Il calcio è davvero, se amato, uno sport che insegna disciplina e regole da rispettare, ancora è espressione della ricchezza dell’essere umano nella fantasia della intelligenza e dei movimenti che sono dedicati si al correre dietro un pallone, ma che fa andare ben oltre, fino a promuovere l’intera persona umana.
Accanto all’incontro di calcio, anche su mia richiesta, Gigi Marulla, mensilmente darà qualche dritta di allenamento calcistico ai ragazzi detenuti della squadra. saluti carmensita furlano
15. andrea bruno, Mercoledì 20 Agosto 2008 ore 21:51
Non faccio un commento ma invito il grande Italo Cucci , giornalista corretto ,schietto ed oltretutto uno dei pochi con la schiena dritta che anche recentemente in occasione di " calciopoli "( brutta parola) non si è tirato indietro nè sulla carta stampata come pure in TV nel deplorare apertamente e condannere senza mezzi termini i fatti accaduti.
Ora alla guida della Nazionale è tornato Marcello Lippi . Non abbiamo niente da dire? Perchè ancora una volta dal selezionatore è stato scartato Cassano? e perchè i tanti giornalisti (?) chenei commenti TV si sono sbracciati esaltati ed elargito commenti gratificanti verso questo calciatore (Veddi Salvatore Bagni che sembrava affascinato,incantato,innamorato) ora non parlano?
E' tornata la mafia nel calcio, anzi nonè mai andata via.
andrea bruno
16. carmensita furlano, Mercoledì 27 Agosto 2008 ore 16:04
caro dr. italo spero di essere contattata da lei anche per un suo aiuto e opinione, le invio mio ultimo comunicato. grazie
Cosenza, 25 agosto 2008.
Commissione Consiliare
Sport e politiche del tempo libero e politiche giovanili
Comune di Cosenza
Il presidente, d.ssa Carmensita Furlano
carmensita.furlano@virgilio.it
Ill.mo Dott. Giancarlo Abete
Presidente F.I.G.C.
Via Gregorio Allegri, 14
00198 ROMA
Anticipata a mezzo fax 06684912440
Oggetto : l'Anno di Alarico, rex Gothorum e partita amichevole tra l'Italia e la Germania 2010 a Cosenza.
Gent.mo Sig. Presidente,
sono la d.ssa Carmensita Furlano, le scrivo come Presidente della Commissione sport del Comune di Cosenza, e anche io come l’Assessore alla Cultura Dionesalvi, ed il Presidente Provinciale del Coni Giuseppe Abate, faccio seguito alla Sua comunicazione del 02.08.2008, intanto per ringraziarLa per la disponibilità dimostrata, e poi esprimere soprattutto speranza affinché la richiesta trovi buona accoglienza, presso di lei Presidente, per ciò che potranno costituire e rappresentare a Cosenza le future celebrazioni di Alarico. Non voglio ripetere quanto già da lei recepito in merito all’evento del 2010 ben spiegato dall’assessore Dionesalvi, l'Anno di Alarico, Rex Gothorum, che non è solo cosentino e calabrese, ma investe la cultura e la storia di diversi popoli europei e che vedrebbe la presenza popolo tedesco – molto sensibile a questo tema - alla riscoperta della storica figura, molto atteso dalla città di Cosenza. Anche io mi associo alla richiesta già formulata, quella cioè di far disputare nell'anno 2010, anche in preparazione ai Mondiali di Johannesburg, una partita amichevole tra l'Italia e la Germania presso lo Stadio San Vito di Cosenza. Presidente Abete, il mondo sportivo di Cosenza e della Calabria, non merita una manifestazione calcistica di tale livello solo per anni di promesse disattese e mancate, no, ma soprattutto per quanto si fa e viene fatto per lo sport nella nostra città e quanto amore verso la disciplina del calcio è profuso, credo che il calcio è davvero, se amato, uno sport che insegna disciplina e regole da rispettare, ancora è espressione della ricchezza dell’essere umano nella fantasia della intelligenza e dei movimenti che sono dedicati si al correre dietro un pallone, ma che fa andare ben oltre, fino a promuovere l’intera persona umana.
Ma non solo da presidente di commissione le scrivo queste cose, soprattutto da sportiva, tifosa e cittadina di Cosenza e ancor di più da italiana che come Lei Presidente ama la Nazione. Da sempre perseguo lo sport come insegnamento di vita, di rispetto delle regole, ho sempre creduto e credo che esso forma le persone in senso fisico ma anche nell’animo se perseguito con convinzione. Fa superare ogni ostacolo ed ogni barriera fino ad essere strumento di socialità e rieducazione. Educa al gioco di squadra dove tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile, una squadra forte, coesa, unita dalla voglia di vincere ma soprattutto dalla forza di poter superare ogni ostacolo ancor di più quanto si è gruppo. Lo sport sano in un corpo sano che esalta la persona umana che non fa differenza di sesso di lingua di opinioni politiche culturali e sociali e di religione. Lo sport che supera ogni barriera e che accomuna gli uni agli altri. Lo sport che non ci fa sentire soli in un mondo ammalato di mancanza dei valori di base: rispetto, solidarietà, giustizia, legalità, amicizia, verità. E purtroppo tutto questo ha portato anche qualche macchia nello sport e nella sua gestione, quasi una macchinazione per destabilizzare questo mondo meraviglioso chiamato sport. Ma tanta e tale è la voglia di poterlo praticare perché rende vivi, liberi, sapienti, leggiadri e regali che bisogna promuovere quelle manifestazioni sportive indirizzate soprattutto ai più giovani. Oggi si deve ripartire dai più giovani che saranno gli uomini e le donne del futuro, ai quali deve essere insegnato cosa significa essere persona e persona umana e crescere nella legalità. E in tutto questo rientra soprattutto il calcio, forse la disciplina sportiva più seguita e amata come se fosse l’unico sport presente nella vita dell’uomo.
E qui nella mia città il calcio va oltre al campionato vero e proprio, non solo campionati minori, ma calcio per beneficenza, calcio per promuovere il prossimo, calcio per diventare amici nella vita, calcio all’interno del penitenziario perché tutti conoscano che c’è vita anche oltre le sbarre e anche quando si è in debito verso la società, calcio nell’esercito con la cittadinanza presente, calcio per i bambini, calcio tra le istituzioni, calcio per tutti e per tutti coloro che vogliono costruire un mondo di pace anche in collaborazione con la squadra calcistica della città. Parte di ciò potrà visionarlo dal materiale che riceverà.
Allora si, Presidente Abete, se per evento viene considerato qualcosa di eclatante che attira l’attenzione, creiamo questo evento che la città di Cosenza merita per la sua storia di Città e storia sportiva e storia calcistica. Un evento per assistere non solo ad un incontro di calcio che si prevede pieno di spettacolo ed entusiasmante, ma anche un incontro amichevole che può far allacciare rapporti proficui e scambi culturali e lanciare un messaggio vero: il calcio che avvicina, che non è violenza ma rispetto delle regole, che insegna a vivere e comportarsi e fare squadra per costruire davvero ciò che da tutti viene indicato come il bene comune, affinché tutto il mondo del calcio ne tragga beneficio, anche perché so che questo è il suo pensiero e sentimento dominante come presidente della FIGC, ma innanzitutto come persona.
Marvin Gaye uno dei più grandi cantanti soul diceva in una delle sue più belle canzoni, poi ripresa anche da Paul Young :“ovunque lascio, ovunque poso il mio cappello, quella è la mia casa”. Il calcio per me è questo Presidente Abete, io mi sento a casa mia ovunque si giochi a calcio – non solo con la nazionale - lontano da quello spettacolo indecoroso a cui spesse volte assistiamo, sotto l’alibi della fede calcistica. In questo caso c’è un motivo in più per rendere la Città di Cosenza, la mia città, casa del mondo, perché chiunque sia qui e anche Lei Presidente possa dire: Io lì dove vado o lì dove sono, poso il mio cappello e trovo la mia casa!
In attesa di un suo riscontro positivo invio cordiali saluti e un buon lavoro.
d.ssa Carmensita Furlano
presidente commissione